Inizia, per tutti, più o meno nello stesso modo.
Un piccolo ritardo, qualche sospetto, i sogni o le paure di una vita che lentamente prendono forma e ci accompagnano lungo il sentiero della gravidanza.
Seguendo la strada della fantasia immaginiamo il profilo del nostro bambino e che saremo madri o padri migliori, perchè a differenza dei nostri familiari abbiamo letto, ci documentiamo, ci prepariamo a svolgere, con i dovuti paracadute, il mestiere più bello e complicato del mondo: il genitore.
Il grande giorno si avvicina e i sogni si mescolano alla paura, fisiologica, di non essere all’ altezza.
Riuscirò a calmarlo? Capirò se ha sete o fame? Saprò trasmettergli i valori della vita? Da grande cosa farà?
Essere nati negli anni ’70-’80, volenti o nolenti, ci vede protagonisti di concetti di base che con la genitorialità moderna hanno, spesso, poco a che spartire.
Una delle parole d’ ordine per chi si avvicina o ha già superato gli ‘anta è: distanza.
Distanza intellettuale, ideologica, espressiva. Come se “genitore” dovesse essere la struttura, ben edificata ma poco riempita, a cui ci si deve attenere per inculcare i concetti di rispetto, io Grande-tu piccolo e non fosse possibile andar oltre alla forma, socialmente e familiarmente ereditata da chi ci ha cresciuto.
Il secondo concetto, che spesso può ostacolare il rapporto genitore-figlio è “questa è la regola”.
Alzi la mano chi, in un attimo di stanchezza, non ha mai pronunciato la frase “perchè lo dico io”, retaggio di un’ educazione rigida con cui, seppur con tanto amore, siamo stati nutriti lungo il nostro percorso di crescita.
Essere genitori nell’ era di internet e dei mass media non è per niente facile. Se è vero che abbiamo a disposizione infinite possibilità e teorie e che i nostri figli sono diversi, più attivi e “sgamati” in riferimento alla nostra generazione, è pur vero che i bambini hanno bisogno di una cosa molto semplice: tessere legami.
In questo percorso, che avremo il piacere di sviluppare insieme durante i prossimi mesi, impareremo come sia possibile, e benefico per tutti, imparare ad abbandonare le sovrastrutture di adulto e creare, disegnando legami, linguaggi e relazioni nuove, che ci accompagneranno in un viaggio di ri-scoperta del nostro bambino interiore, per trasformare il concetto di distanza in possibilità emotiva, vicinanza e scambio di pensiero.
Le relazioni sono fili. Nastri talvolta invisibili che dobbiamo imparare a gestire con cura per riscrivere, con pazienza, la nostra storia e quella dei nostri piccoli, fili che è bello seguire per sapere dove ci portano.